Il Pensiero di Cervantes

Il Pensiero di Cervantes

Americo Castro, Il Pensiero di Cervantes, Guida Editori , 1991, pp. 500.

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Tra i capolavori di quella historia de ideas che diede grandi frutti nella Spagna del primo Novecento, II pensiero di Cervantes cerca, secondo una celebre espressione di Ortega y Gasset, di «concentrare su Cervantes la domanda fondamentale: Cos'è la Spagna? »
Coniugando il magistero filologico di Menéndez Pidal e quello filosofico di Ortega y Gasset, Américo Castro penetra nel pensamiento, nelVideario e nella meditación dell'autore del Chisciotte. Su sentieri traversati da illustri predecessori, Castro non esita a trovare la sua via. Chiamato a scegliere tra chi, come Unamuno, bandisce crociate per liberare il sepolcro di Don Chisciotte, e chi suggerisce di mettere sotto chiave la tomba del Cid, Fautore di queste pagine non ha dubbi: rivendica per il suo hidalgo il diritto a ricrearsi Cavaliere dalla Triste Figura, capace di mescolare inedia e metafisica lungo gli avventurosi sentieri della follia.
Questa rivendicazione, tuttavia, si da nell'orizzonte di una lucida analisi storica che scandaglia le fonti letterarie e i modelli filosofici del codice ludico e tragico del Chisciotte. In gioco, per Castro, la ricerca delle radici storiche e sociali in cui si configura il problema ricorrente delle identità nazionali e collettive.
Accade allora, in queste pagine, che come gli ideali di Don Chisciotte siano inscuidibili da «quella terribile circumstancia che è Sancio», così in Spagna la questione delle caste sia inseparabile dal pauperismo nobiliare.